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Aviaria, non ci sono nuovi focolai ma si contano i danni: è stato abbattuto il 10% della popolazione avicola bresciana
09.02.2018

Aviaria, non ci sono nuovi focolai ma si contano i danni: è stato abbattuto il 10% della popolazione avicola bresciana

L’APPUNTAMENTO DI CONFAGRICOLTURA BRESCIA

Aviaria, non ci sono nuovi focolai ma si contano i danni: è stato abbattuto il 10% della popolazione avicola bresciana

A Leno un incontro con gli allevatori e i tecnici della Regione Lombardia per fare il punto dopo l’emergenza dei mesi scorsi

 

Confagricoltura Brescia ha ospitato oggi nell’Ufficio Zona di Leno un incontro dedicato al post-emergenza aviaria. Hanno preso parte all’appuntamento Marco Farioli e Paolo Ardigò dell’unità organizzativa veterinaria di Regione Lombardia, i presidenti regionale e nazionale della sezione avicoltura di Confagricoltura Mauro Zanotti e Oreste Massimino, il presidente di Confagricoltura Brescia Francesco Martinoni e il vicepresidente nazionale Matteo Lasagna. In sala erano presenti il dottor Lavazza e la dottoressa Moreno dell’Istituto zooprofilattico di Brescia, il dottor Brescianini e la dottoressa Nassuato dell’ATS di Brescia e i dottori Agazzi e Cominardi dell’ATS Leno. Si è vista inoltre la partecipazione di sindaci e amministratori dei vari comuni coinvolti.

 

“È una situazione che nel Bresciano è stata vissuta molto pesantemente – ha commentato il presidente di Confagricoltura Brescia Francesco Martinoni -: qui siamo nel cuore della zona degli allevamenti avicoli in cui l’aviaria ha colpito in modo durissimo, gli allevamenti sono ormai chiusi in attesa di capire cosa ne sarà del futuro del settore e se sarà possibile ripartire dopo una tale epidemia”.

Da quanto è emerso dall’incontro la situazione avicola resta oggi preoccupante. Per quanto dallo scorso dicembre non si sia verificata la nascita di nuovi focolai, gli allevatori devono ora pagare le conseguenze dell’epidemia: su una popolazione bresciana di 10 milioni di capi, oltre un milione sono già stati abbattuti. I danni diretti del contagio sono stati nel Bresciano pari a 8,5 milioni di euro mentre quelli indiretti sono ancora da quantificare e preoccupano molto il settore. La zona più colpita è stata quella della Bassa Bresciana, principalmente intorno a Leno.

Il fondo di 20 milioni di euro già stanziato a livello nazionale è stato così suddiviso: 10 milioni di euro sono stati destinati ad appannaggio del Ministero della Salute dei quali 1 milione è stato riservato all’IZS e 9 milioni di euro alle regioni coinvolte, Lombardia in primis, che avranno una spesa possibile intorno ai 2.500.000 euro dei quali il 12% (circa 300.000 euro) potrebbe essere destinata a ripagare il fermo di alcuni allevamenti di tacchini; gli altri 10 milioni di euro sono ad appannaggio del Ministero dell’Agricoltura che ne ha destinati 5 per il 2019 e 5 per il 2018. Quest’anno, quindi, la regione Lombardia disporrà di una cifra intorno ai 5 milioni di euro.

Per i danni diretti sono già stati stanziati 24 milioni di euro dei quali 10 sono stati destinati alle aziende da ottobre ad oggi mentre nei prossimi mesi arriveranno i restanti. Tutti gli allevamenti (tranne 2 ritenuti non a norma) sono stati finora indennizzati.

Le misure sanitarie in vigore fino a fine gennaio sono state prorogare fino al 28 febbraio. Per quanto riguarda la check list, Marco Farioli ha sottolineato come questo sia semplicemente uno strumento utile al veterinario durante le verifiche ma è di fondamentale importanza che gli allevatori capiscano la necessità per ogni allevamento di seguire le norme di biosicurezza per poter allontanare il rischio di contaminazione e diffusione del contagio.

Tra queste l’unica novità rispetto al 2005 riguarda la “dogana danese”. Il veterinario può verificare che vengano o meno rispettate queste norme ma è l’allevatore che deve poi metterle in pratica e assicurarsi che vengano quotidianamente rispettate. “I requisiti non devono essere solo presenti – commenta Farioli - ma funzionare ed essere funzionali al mantenimento di una condizione ottimale. Ogni procedimento serve per diminuire il rischio ma ovviamente non può garantire la fine dell’epidemia”.

Si rinnova quindi l’appello agli allevatori perché siano attuate tutte le precauzioni previste.