Il presidente della sezione economica degli altri allevamenti e degli allevamenti minori, Ermes Chiarolini e ilvice presidente Domenico Foppoli.

Il settore ovicaprino conta sul territorio bresciano la presenza di 28.675 capi ovini e 15.300 caprini. L’annata 2017 ha visto un andamento similare a quello del 2016: il problema principale resta la richiesta di latte che si è leggermente alzata durante l’ultimo anno ma la crisi nelle vendite dei formaggi persiste. A inizio gennaio, come normalmente avviene, c’è stata una flessione della richiesta che si è poi stabilizzata su livelli più elevati fino a settembre. Da ottobre, invece, la produzione di latte è aumentata ma la richiesta è nettamente calata, risultando insufficiente per posizionare l’intero prodotto. Chi conferisce il latte è quindi in crisi e gli ultimi mesi del 2017 sono stati molto negativi per il settore.

Confagricoltura Brescia è referente di 36 aziende tra le quali almeno 5 o 6 hanno subito in maniera pesante le conseguenze derivate dalla mancanza di domanda. Una soluzione necessaria al mercato sarebbe quella di interrompere l’importazione di latte proveniente dagli altri Paesi europei quali Spagna, Inghilterra e Olanda che va a coprire la già poca richiesta del nostro mercato. Il latte importato ha inoltre una qualità nettamente inferiore a quella del latte italiano che negli ultimi 5 anni, principalmente in Lombardia, ha visto l’innalzarsi dei parametri qualitativi.

Per quanto riguarda le esportazioni solo alcune aziende bresciane esportano in America e Inghilterra ma i numeri restano ancora molto bassi. Lo scorso anno ha visto una leggera crescita della richiesta di carni ovicaprine nei periodi pasquale e natalizio e, in particolare, del capretto da latte che, non contenendo grassi saturi, ha visto aumentare di molto la sua richiesta da parte di agriturismi e ristoranti.

Il problema maggiore resta quindi la raccolta del latte. Dopo 2-3 anni positivi il settore si è fermato e mentre molte neo aziende hanno deciso di investire vendendo bovini per mettere caprini, nella realtà si sono dovute confrontare col grave problema che solo una percentuale della produzione è (e sarà) effettivamente acquistata.