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Il settore suinicolo è in ginocchio. Confagricoltura: “Subito un tavolo ministeriale per far fronte alla crisi su più fronti”
21/11/2020

Il settore suinicolo è in ginocchio. Confagricoltura: “Subito un tavolo ministeriale per far fronte alla crisi su più fronti”

Il settore suinicolo è in ginocchio. Confagricoltura: “Subito  un tavolo ministeriale per far fronte alla crisi su più fronti”
Gli allevatori sono uniti nel denunciare le numerose criticità che stanno colpendo il comparto: dalla PSA in Germania al crollo dei prezzi, dall’ingiustificata deroga in materia di etichettatura alla richiesta di maggior controllo della fauna selvatica.

“Subito un tavolo ministeriale con il coinvolgimento delle regioni a vocazione suinicola per scongiurare il tracollo degli allevamenti”. Sono queste le parole di Giovanni Favalli, presidente della Sezione suinicola di Confagricoltura Brescia: “Stiamo vivendo un periodo drammatico, – ha detto Favalli – e le aspettative non sono rassicuranti a causa delle conseguenze economiche in merito alle massicce importazioni dall’Ue ed alla chiusura del canale ho.re.ca. in Italia. Purtroppo il comparto più penalizzato è il nostro, essendo l’ultimo anello della filiera”. Oltre ai danni socio-economici legati alla pandemia, si aggiunge la preoccupante diffusione di Peste suina africana in territorio tedesco che vieta alla Germania di esportare fuori dall’Europa i propri capi: “La situazione tedesca ci sta mettendo in ginocchio – ci spiega Sergio Pedercini, allevatore bresciano –: i macelli italiani stanno acquistando al 30% in meno i suini da questo mercato provocando un calo impressionante dei prezzi in tutta l’Unione europea e comportando indirettamente numerosi danni nei nostri allevamenti italiani. I nostri capi, infatti, non vengono ritirati dai trasformatori – aggiunge Pedercini – e ciò influisce sul sistema produttivo che registra costi di sempre più alti e ricavi decisamente in flessione”. Per questo motivo Morris Tomasoni, suinicoltore di Orzinuovi, avanza una proposta: “Chiediamo che possa essere valutata l’opportunità di una deroga temporanea al disciplinare delle Dop in quanto i nostri capi, non essendo ritirati, aumentano di peso e quindi escono dalle filiere del Prosciutto di Parma e del San Daniele causando molti danni economici perché a ciò si aggiungono gli obblighi imposti dal nuovo piano di controllo per i suini che superano i 176 chili. Siamo allo stremo”, conclude Tomasoni. “La richiesta di un tavolo di confronto avanzato dai suinicoltori di Confagricoltura è davvero urgente – ha aggiunto Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia – perché il settore è sotto attacco da più fronti: dall’aumento sproporzionato dei cinghiali nelle nostre campagne all’ultima ingiustificata proroga dell’etichettatura: se tolleriamo che il termine ultimo per la Gdo per mettersi in regola in materia di esatta comunicazione dell’origine dei prodotti venga spostato dal 31 dicembre al 31 gennaio si aumenterà l’ingresso nel mercato di prodotti esteri con conseguenze dirette sugli allevamenti italiani e indirette sul consumatore finale”.