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In un convegno con la Regione, Confagricoltura Brescia indica le priorità per la salvaguardia della risorsa: pianificazione e risorse economiche per gli investimenti
27/05/2021

In un convegno con la Regione, Confagricoltura Brescia indica le priorità per la salvaguardia della risorsa: pianificazione e risorse economiche per gli investimenti

ACQUA

In un convegno con la Regione, Confagricoltura Brescia indica le priorità per la salvaguardia della risorsa: pianificazione e risorse economiche per gli investimenti
Il presidente Giovanni Garbelli: “Serve un approccio integrato: oltre al concetto di uso plurimo è fondamentale mantenere quello della governance consortile della bonifica nella sua accezione più larga”. Al centro il tema del lago d’Idro e il deflusso ecologico

La stagione irrigua è alle porte e, nel bresciano, non desta quest’anno preoccupazioni, grazie ai livelli dei laghi e soprattutto ai significativi accumuli nevosi in quota. Confagricoltura Brescia ha organizzato un confronto sul tema dell’acqua, insieme ai due assessori regionali che si occupano del tema, Fabio Rolfi e Massimo Sertori, e con i vertici dei consorzi di bonifica Gladys Lucchelli (commissario consorzio bonifica Oglio Mella e direttore Anbi Lombardia) e Luigi Lecchi (presidente consorzio bonifica Chiese).

L’acqua è fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura e del territorio e la Regione Lombardia ha dimostrato, negli anni, una grande attenzione sul tema, con investimenti sulle infrastrutture, per l’irrigazione, per la difesa idraulica, per l’applicazione della normativa sulle concessioni idroelettriche e sul deflusso ecologico, in modo da contemperare le esigenze di tutti i portatori d’interesse secondo il concetto dell’“uso plurimo”.

L’assessore Sertori, dopo aver scattato la fotografia delle attuali riserve, si è soffermato sul deflusso ecologico, introdotto da una direttiva europea la cui applicazione vede l’impegno della Regione, assicurando che, anche nel Bresciano, nulla è ancora deciso, viste le situazioni diversificate presenti. “Tutte le esigenze saranno prese in considerazione - ha detto -: al gruppo di lavoro in Regione ho chiesto ipotesi e simulazioni tra l’ante e il post per ogni singolo bacino. Solo dopo sarà presa una decisione coinvolgendo tutti. Sappiamo l’importanza del tema, ma non penso che il deflusso ecologico toglierà acqua in modo così importante al settore agricolo. Puntiamo però sull’entrata in vigore della nuova legge regionale sulle concessioni idroelettriche, un plus che non abbiamo mai avuto e che ci potrebbe aiutare in momenti di carenza idrica con l’impegno dei concessionari nei rilasci”.

Al centro del dibattito - non poteva essere diversamente - la situazione del lago d’Idro. Finché non saranno portati a termine i lavori - la Regione li affiderà alla Comunità montana Valle Sabbia e ad Aipo, contando di partire tra il 2022 e il 2023 - sarà necessario trovare l’intesa con la Provincia di Trento e il suo concessionario per il rilascio di acqua in caso di necessità. “Il rapporto con Trento e il concessionario è di non facile soluzione - ha aggiunto Sertori –, ma stiamo lavorando a un periodo transitorio sul bacino Trentino”. Sul tema l’assessore Rolfi ha ricordato che la delibera sul lato bresciano non è ancora stata preparata proprio perché rischia di essere “un accordo che non risolve il problema in caso di stagioni siccitose e che non soddisfa. L’unica cosa da fare è avviare i lavori, ora che abbiamo risolto il contenzioso; l’assegnazione alla Comunità montana ci consente anche di responsabilizzare il territorio. Sono fiducioso di arrivare al 2022-23 con i cantieri aperti, risolvendo così il problema di questo rapporto di subalternità con Trento”.

Fabio Rolfi si è soffermato inoltre sul tema della programmazione, in vista del prossimo Programma di sviluppo rurale, e sull’innovazione del recupero delle cave come bacini, chiarendo da subito che “l’agricoltura non spreca acqua, i metodi tradizionali di scorrimento e sommersione non sprecano proprio nulla, ma anzi sono sistemi virtuosi a livello ambientale e comprensoriale”. “Oltre a un nuovo bando per la misura del Psr dedicata i sistemi irrigui aziendali - ha aggiunto - dovremo innovarci anche su come connettere questa politica con l’esperienza dei consorzi. Per me la sfida dei prossimi anni è la formazione, l’accrescimento esperienziale di tutta la rete e di chi ha a che fare con l’acqua. C’è un know how tradizionale molto forte e in Lombardia dobbiamo ragionare su un modello di formazione continua che consenta a tutti di crescere”.

Nel trarre le conclusioni, il presidente di Confagricoltura Giovanni Garbelli ha posto l’accento sulla necessità, per l’agricoltura bresciana, di contare su un’attenta pianificazione e su risorse economiche per gli investimenti, anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici. “Il modello bresciano è virtuoso - ha ricordato - ma rischia di essere messo in discussione da atteggiamenti pregiudiziali e dal prevalere di interessi di parte. Confagricoltura è convinta che serva un approccio integrato per la tutela e la salvaguardia dell’acqua: oltre al concetto di uso plurimo è fondamentale mantenere quello della governance consortile della bonifica nella sua accezione più larga. Resta molto da fare, il settore primario deve essere anche in questo caso protagonista e non subire le pressioni esterne. La fissazione del deflusso ecologico potrebbe avere impatti rilevanti sulla gestione delle risorse idriche se non si trovano correttivi agli attuali criteri, con l’impegno da parte delle istituzioni a investire su depurazione degli usi civili e industriali”.

La stagione irrigua si è aperta con buone prospettive: le riserve di acqua sono significative, sia per i laghi sia per la neve accumulata in montagna, che ha tre settimane di ritardo sul periodo normale di scioglimento. Fattori fondamentali per garantire le produzioni delle nostra provincia. Per quanto attiene l’Oglio e il lago d’Iseo la disponibilità idrica rispetto alla media (anni 2006-2020) è a più 34%, con un accumulo nivale a più 65%; per l’Idro e il Chiese siamo a più 22% per la disponibilità e più 63% per accumulo nivale, mentre per Garda e Mincio la disponibilità è maggiore del 23% rispetto alla media, con più 51% di accumulo nivale.