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Mentre si assesta la crescita del vigneto, balza in avanti la produzione: più 43% il Franciacorta, più 7 le altre Doc tra cui il Lugana
11/03/2021

Mentre si assesta la crescita del vigneto, balza in avanti la produzione: più 43% il Franciacorta, più 7 le altre Doc tra cui il Lugana

LA VENDEMMIA 2020 NEL BRESCIANO

Mentre si assesta la crescita del vigneto, balza in avanti la produzione: più 43% il Franciacorta, più 7 le altre Doc tra cui il Lugana
Il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli: “Il settore soffre per la pandemia, ma resta centrale per l’economia bresciana, ora necessari nuovi sostegni”

Una crescita decisa della produzione delle uve, con picchi del più 43 per cento del Franciacorta e margini più contenuti per le altre Doc e Igt bresciane. Un generale assestamento delle superfici investite a vigneto, che dopo i balzi degli ultimi anni vedono tutti un segno positivo ma con numeri più contenuti rispetto al passato. Il vigneto del Franciacorta si è incrementato del 3,43 per cento, quello del Lugana del 6,63, le Dop bresciane del 5,38. Si stabilizza quindi la spinta che aveva caratterizzato in passato alcuni territori, come il Lugana. Percentuali che, tradotte in ettolitri di vino finito, significano 178.323 (più 43 per cento) per il Franciacorta e 96.364 (più 4 per cento) per il Lugana. La viticoltura bresciana, come emerge dai dati dell’ufficio studi Confagricoltura, occupa oggi oltre 6 mila ettari vitati, con quattordici vini a denominazione di origine tra Docg, Doc e Igt.

Per quanto riguarda la produzione totale di uva, si registrano un più 42 per cento in Franciacorta e un più 9 nell’area del Lugana. A determinare il boom della produzione nella vendemmia 2020 sono stati prettamente fattori climatici, molto più favorevoli rispetto a quanto è accaduto l’anno precedente, quando, nel corso della stagione, si erano verificati diversi problemi. È stata un’annata di grande produzione, soprattutto per il Franciacorta, anche grazie all’apertura delle riserva vendemmiale, ma con un recupero delle medie produttive in tutto il territorio.

Come da qualche anno a questa parte, si conferma invece il trend di erosione delle denominazioni più piccole, che continuano a perdere terreno. Il caso emblematico è il Cellatica o anche il Ronchi. Pur trattandosi di nicchie, il loro valore resta grande e l’impegno per continuare a valorizzarle dovrebbe mantenersi costante, per un più generale investimento sulla promozione dei territori.

Tutto questo in un anno, il 2020, segnato dall’emergenza sanitaria, che ha messo in crisi molti comparti agricoli, quello del vino su tutti, soprattutto per le continue chiusure del canale Horeca (alberghi, ristoranti, bar, enoteche e catering). A risentirne è stato, in maniera preponderante, l’ambito dei vini di qualità, come quelli bresciani.

Il mercato vitivinicolo permane comunque con grandi prospettive, anche se in questo particolare momento richiede un sostegno deciso. “La vendemmia 2020 nel bresciano si è aperta in anticipo e si è conclusa con un’ottima qualità media delle uve, una quantità appena sopra quella dello scorso anno e con la tenuta del valore - dichiara il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli -. Un’annata favorevole, sostenuta da un andamento climatico positivo sebbene in un anno non di certo facile a causa della pandemia. I risultati positivi in termini generali per quantità e qualità nel bresciano ci danno pertanto modo di essere soddisfatti, non solo per la buona annata, ma anche per la sfida vinta contro tutte le difficoltà di un anno orribile. Ora bisogna guardare avanti: Confagricoltura sta operando in tutte le sedi affinché il settore vitivinicolo possa beneficiare di adeguati sostegni e il mercato in generale torni a riequilibrarsi”.