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Nel 2020 il settore primario a Brescia ha chiuso i conti col segno meno: produzione lorda vendibile in discesa del quattro per cento, mai così giù negli ultimi anni
20/04/2021

Nel 2020 il settore primario a Brescia ha chiuso i conti col segno meno: produzione lorda vendibile in discesa del quattro per cento, mai così giù negli ultimi anni

CONOSCERE L’AGRICOLTURA

Nel 2020 il settore primario a Brescia ha chiuso i conti col segno meno: produzione lorda vendibile in discesa del quattro per cento, mai così giù negli ultimi anni
Il presidente Garbelli: “La crisi pesa ancora, ma ora guardiamo avanti. Volano della ripresa sono sostegni mirati e interventi a supporto della voglia di fare impresa. Transizione ecologica, sviluppo dei mercati esteri e dei rapporti di filiera sono opportunità che dobbiamo cogliere”

L’agricoltura bresciana chiude i conti del 2020 con un evidente segno meno. Dai dati pubblicati in “Conoscere l’agricoltura”, il volume di Confagricoltura Brescia che dal 1972 raccoglie i risultati economici dei vari comparti del settore primario, la Produzione lorda vendibile provinciale nell’anno dell’emergenza covid è calata in termini di valore del 4 per cento, superando di poco il miliardo e seicento milioni di euro, per la prima volta in contrazione dopo diversi anni.

Il valore assoluto non fotografa però appieno la decisa inversione di rotta dei principali settori zootecnici, che restano il motore dell’economia agricola bresciana. A salvare il risultato finale hanno concorso le rese delle produzioni vegetali, grazie a una stagione meteo particolarmente favorevole, che ha fatto segnare per il granoturco il record storico di resa ad ettaro, con la granella che ha visto un deciso rialzo delle quotazioni negli ultimi mesi del 2020. Allo stesso modo, l’incessante aumento di produzione del latte bovino, che con un balzo del 5 per cento ormai supera i 15 milioni di quintali, fa chiudere il bilancio del principale comparto bresciano con un meno 2 per cento in termini assoluti (pari comunque a 570 milioni di euro), ma con un prezzo medio alla stalla ridotto di quasi l’8 per cento rispetto al 2019.

Giù anche i settori suinicolo (meno 9 per cento) e avicolo (meno 7,11 per cento), come in sofferenza è anche l’allevamento bovino da carne (meno 6 per cento). E a pesare sulla redditività degli allevamenti è arrivata nel finale dell’anno anche l’impennata dei costi di mais e soia per l’alimentazione zootecnica, prodotti strettamente legati ormai alle dinamiche e alle tensioni internazionali dei mercati delle grandi commodities. I segni più sono infatti quelli di queste colture (più 11,8 per cento il granoturco e più 9 la soia), così come quelli delle uve e dell’olivicoltura, quest’ultima reduce dall’annus horribilis del 2019. In realtà, in cantina e in frantoio i bilanci sono molto più risicati a causa degli effetti della pandemia.

Al calo ormai irreversibile delle imprese agricole iscritte alla Camera di commercio (9.662 a fine anno, meno 142 rispetto al 2019), si è accompagnato nel 2020 anche quello degli addetti (si passa dai 16.164 nel 2019 a 15.319), su cui ha pesato la riduzione della manodopera avventizia a causa dell’emergenza sanitaria. I comuni più “agricoli”, ossia con oltre duecento imprese, sono Brescia, Calvisano, Chiari, Desenzano, Lonato e Montichiari (detiene il record con 340, tre in più del 2019).

“Guardando all’oggi - dichiara il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli -, ancora molti settori stanno risentendo in maniera pesante della crisi, per questo continuiamo a lavorare a tutti i livelli istituzionali. Per noi il volano della ripresa è senza dubbio costituito da sostegni mirati, ma soprattutto da quegli interventi che supportano la voglia di fare impresa, come il rafforzamento dei provvedimenti di Agricoltura 4.0, per i quali cui ci siamo spesi con grande forza e convincimento”. Ora che la fine della pandemia inizia a intravedersi, continua il presidente, “dobbiamo essere pronti alle grandi sfide che ci attendo: cogliere appieno le opportunità che la transizione ecologica ci offre, sulle quali, a partire dalle agroenergie, l’agricoltura bresciana resta all’avanguardia. E poi sviluppare l’approccio verso mercati esteri dove i numeri dell’export ci stanno dando sempre più ragione e rafforzare i rapporti di filiera e l’aggregazione dell’offerta che, insieme all’innovazione, sono strumenti fondamentali per consentire una maggiore redditività delle imprese agricole”.