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Verso il Piano strategico nazionale della Pac: le proposte di Confagricoltura Brescia
08/10/2021

Verso il Piano strategico nazionale della Pac: le proposte di Confagricoltura Brescia

Il presidente Giovanni Garbelli presenta le prime idee per un’agricoltura professionale, competitiva e rispettosa dell’ambiente
Meno fertilizzanti, meno fitofarmaci, meno contributi, meno aziende agricole, meno produzioni, meno meno meno... Una sfilza di “no” che rischia di mandare in affanno l’agricoltura italiana, e quella bresciana in primis. La tutela dell’ambiente, fil rouge di tutta la Pac (Politica agricola comune) in risposta ai cambiamenti climatici, non dovrebbe essere affrontata con soluzioni semplicistiche basate solo sui meno, bensì, sostiene Confagricoltura Brescia, applicando il metodo dell’intensificazione sostenibile, una strategia capace di far crescere le produzioni riducendo in parallelo gli impatti ambientali dei processi agricoli e sviluppando ancora, in tal modo, l’agricoltura italiana. Le strategie europee, così come delineate, comporterebbero un’evidente penalizzazione delle imprese più professionali e di maggiori dimensioni, quando invece le principali organizzazioni agricole europee, tra cui Confagricoltura, stanno chiedendo una Pac destinata all’agricoltura professionale.
La possibilità di mediazione concessa a ogni Stato risiede nell’elaborazione di un Piano strategico nazionale, in via di stesura in questi mesi al ministero. È qui che Confagricoltura Brescia vuole incidere, con una serie di proposte contenute in un documento che verrà consegnato in Regione e al ministero. Indicazioni scaturite in seguito ad alcuni tavoli di lavoro interni e che sono state presentate, nella mattinata di venerdì 8 ottobre, in un confronto con Herbert Dorfmann, parlamentare europeo correlatore per la commissione Agricoltura Ue della strategia Farm to fork (Dal produttore al consumatore).
Tra le principali proposte, ci sono gli ecoschemi e le misure dello Sviluppo rurale, due strumenti che, se ben utilizzati, potrebbero permette di aumentare la sostenibilità della produzione, mitigando al contempo i cambiamenti climatici e riducendo le emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici. Attraverso una combinazione adeguata di interventi volontari e obblighi si potrebbero incentivare l’adozione di tecniche che portino a un uso più efficiente dei fattori di produzione, senza compromettere la sicurezza alimentare in termini di auto-approvvigionamento nazionale. A esempio, suggerisce Confagricoltura Brescia, con l'agricoltura conservativa e di precisione, che sfrutta la capacità di sequestro del carbonio nei suoli agricoli, e l’impiego delle tecniche di interramento degli effluenti zootecnici, combinata all'uso di energia proveniente dagli stessi.
Altro “cavallo di battaglia” bresciano è un approccio differente degli obiettivi del Farm to fork. A questo proposito, basti pensare a come, nelle stalle bresciane, sia già in atto una netta riduzione dell’uso dei farmaci veterinari e un altrettanto netto potenziamento del benessere animale, con l’introduzione di tecniche gestionali sempre più avanzate. Strategie che il Piano nazionale non dovrebbe tralasciare. Così come andrebbe presa in considerazione una piena applicazione delle conquiste che la genetica mette in campo nel settore vegetale. Infine Confagricoltura Brescia auspica l’estensione dell’approccio di filiera, potenziando vecchie e nuove forme di aggregazione che permetteranno alle imprese agricole di orientarsi maggiormente al mercato tutelando la redditività.