Il territorio bresciano conta 750 allevamenti avicoli dei quali 270 sono rurali. La produzione di broiler, ovaiole e tacchini tra il 2016 e il 2017 è rimasta pressoché invariata fino a metà ottobre quando, dopo vari episodi sporadici estivi, una fortissima epidemia di influenza aviaria ha fatto precipitare la situazione, portando conseguenze disastrose. Dei 22 focolai sviluppatisi, la maggior parte si è concentrata nella Bassa Bresciana, dove si trova il maggior numero di allevamenti. I territori più colpiti sono stati infatti Alfianello, Cigole, Gottolengo, Pavone Mella e Pralboino. Fortunatamente Leno, comune che conta da solo 5 dei 10 milioni di esemplari bresciani, non è stato contagiato.


A fine dicembre il numero complessivo tra abbattimenti e depopolamento ha superato il milione di capi, circa il 10% dell’intera popolazione avicola bresciana.


Lo stato d’emergenza ha portato al fermo di moltissimi allevamenti con un conseguente calo della produzione e ingenti danni per gli allevatori. Nel Bresciano i danni diretti sono stati quantificati in 8,5 milioni di euro mentre per quelli indiretti non è ancora possibile una stima realistica.


Per quanto riguarda i prezzi del 2017, la Camera di Commercio di Verona indica una media annuale in aumento per il prezzo base di polli, galline e tacchini, dovuto anche alla contrazione dell’offerta. Lo stesso trend è seguito, in maniera molto positiva, anche dal comparto uova il cui prezzo è cresciuto del 20,28% rispetto al 2016 raggiungendo prezzi di mercato nettamente superiori a quelli registrati negli ultimi due anni. Complessivamente, la PLV del settore è quindi aumentata.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presidente della sezione economica degli allevamenti avicoli,

Galofano Alfredo