Confagricoltura Brescia mette sotto i riflettori Pac e risparmio idrico

Alla Fazi di Montichiari Confagricoltura Brescia parla di “Nuova Politica agricola comune, l’agricoltura bresciana tra incertezze e allarmi”

Il presidente Garbelli: “La Pac contiene misure che non facilitano le aziende agricole, in particolare quelle bresciane. Confagricoltura ha chiesto di cambiare rotta, favorendo produzione, produttività e competitività con misure dirette alla redditività e innovazione”

La nuova programmazione agricola dell’Unione europea è nata, dopo anni di tavoli e di confronti nei quali Confagricoltura ha manifestato diverse perplessità, con alcune criticità. Criticità che, negli ultimi tempi, sono aumentate, a causa di emergenze come il post pandemia, la crescita vertiginosa dei prezzi di gas, carburanti, energia e materie prime e il contesto internazionale in fibrillazione, in particolare per il conflitto russo-ucraino. In questo quadro, le priorità stanno mutando rapidamente e la riforma rischia di essere già vecchia e superata dall’attuale scenario economico. La sicurezza alimentare, a esempio, è divenuta una priorità per l’Europa; nell’impostazione della Pac è però purtroppo solo una delle tante subordinate. La richiesta di Confagricoltura è di mettersi al più presto al lavoro per modificare la Pac e renderla non solo più attuale, ma anche più rispondente alle esigenze delle imprese e ai periodi difficili che si prospettano. La nuova Pac, che entrerà in vigore nel 2023, nel tempo è stata in parte rivista, anche grazie alle istanze di Confagricoltura, che ha sempre chiesto una politica molto diversa, con maggiore attenzione alle imprese agricole che producono per il mercato.

Di questo si è parlato venerdì 21 ottobre nel corso del convegno di Confagricoltura Brescia “Nuova Pac, l’agricoltura bresciana tra incertezze e allarmi” alla Fazi di Montichiari. A tracciare l’inquadramento generale della Politica agricola comunitaria sono stati Vincenzo Lenucci, direttore area Politiche europee e internazionali di Confagricoltura, Cristina Tinelli, responsabile area Relazioni internazionali e Ue di Confagricoltura, e Luigi Polizzi, direttore generale Politiche internazionali e dell’Ue del ministero delle Politiche agricole. I commenti sono stati appannaggio dell’assessore regionale Fabio Rolfi e del presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli. “Oggi più che mai è urgente definire un modello agroalimentare insieme a tutta la filiera – dichiara Garbelli – e far valere nei tavoli opportuni la visione di agricoltura di Confagricoltura. La nuova Pac prevede per l’Italia una riduzione delle risorse di circa il 15 per cento, più vincoli alle imprese e un orientamento degli incentivi verso maggiori impegni e vincoli ambientali. Una serie di interventi che rischiano di non facilitare le scelte delle aziende agricole, in particolare di quelle bresciane, più grandi e competitive. Per questo Confagricoltura ha chiesto un cambio di rotta, favorendo produzione, produttività e competitività delle imprese, con misure dirette alla redditività e all’innovazione. Il tutto per assicurare cibo sufficiente per tutti e a prezzo abbordabile”.

Negli ultimi mesi da Bruxelles è arrivato un primo piccolo segnale positivo, voluto proprio da Confagricoltura: la deroga di un anno all’obbligo di rotazione annuale e di non coltivazione del quattro per cento dei seminativi. Una prima semplificazione per una riforma che, come detto, va discussa e rivista alla luce degli eventi in corso in questi mesi. Anche l’ultima versione del Piano strategico nazionale presenta alcune modifiche, frutto di un intenso lavoro di mediazione di Confagricoltura. Due in particolare sono significative: l’ecoschema 4, nel quale viene tolto il vincolo del divieto di utilizzare i diserbanti per le colture da rinnovo-cereali, e la conferma della possibilità di utilizzare le seconde colture per soddisfare il requisito della rotazione.

“La prima versione della Pac esercitava un impatto fortemente negativo sulle aziende agricole – aggiunge il presidente Garbelli -. Confagricoltura ha lavorato tantissimo, su più fronti e livelli, per modificare alcuni aspetti e rendere la riforma meno penalizzante per le aziende, con gli ecoschemi e i seminativi. Alcuni risultati sono stati portati a casa e la Pac è stata leggermente cambiata, ma c’è ancora moltissimo da fare e da modificare”.

Nel corso della Fazi Confagricoltura Brescia ha organizzato diversi altri momenti, a partire dallo stand, nel padiglione 5 centrale, e da un secondo convegno, in programma domani, sabato 22 ottobre alle 11, sul tema “Risparmio idrico: quali soluzioni per l’agricoltura moderna?”. Sempre sabato, ma nel pomeriggio, sono previste degustazioni di miele (alle 15) e di olio extravergine (alle 16.30), mentre per l’intera giornata di domenica allo stand si potrà provare il trattore virtuale farming simulator.

Brescia, 21 ottobre 2022

 

Confagricoltura Brescia mette sotto i riflettori, alla Fazi di Montichiari, il tema del risparmio idrico, per prospettare soluzioni per l’agricoltura moderna

La stagione agricola è ormai agli sgoccioli, ma il tema della carenza di acqua è ancora attualissimo, drammatico come lo è stato l’estate scorsa. Ancora oggi le riserve negli invasi idroelettrici montani e nei grandi laghi sono inferiori del 53 per cento rispetto alla media, a causa sia della scarsità di precipitazioni dello scorso inverno-primavera e per le temperature altissime dell’estate e dell’assenza prolungata di pioggia. L’acqua in agricoltura in questo momento non serve, ma l’appello arrivato questa mattina dalla Fazi di Montichiari, dal convegno “Risparmio idrico: quali soluzioni per l’agricoltura moderna?” di Confagricoltura Brescia è a non abbassare la guardia, in vista della prossima stagione: per non ritrovarsi nella difficile situazione del 2022 serve iniziare da subito a lavorare e trovare le soluzioni migliori per il territorio bresciano. All’incontro, nella sala Scalvini, sono intervenuti Isabella Ghiglieno, ricercatore dell’Università di Brescia, che ha parlato dei nuovi approcci sistemici per l’uso sostenibile in agricoltura, Riccardo Magistrali del dipartimento agro-technical di Netafim Italia, che ha approfondito l’irrigazione di precisione, e Andrea Azzoni, vicedirettore generale della direzione Agricoltura di Regione Lombardia, che ha analizzato le politiche di programmazione in corso. È stata proprio la Regione, nei giorni scorsi, a individuare i territori nei quali si sono registrati danni alle aziende agricole per la siccità: nel Bresciano si tratta di tutti i 205 Comuni, nessuno escluso, e di tutte le produzioni agricole. L’ammontare dei danni sarebbe attorno ai 43 milioni di euro (417 milioni in Lombardia). Solo gli uffici di Confagricoltura Brescia hanno inviato segnalazioni per 400 aziende, per danni di oltre 15 milioni e mezzo.

A tracciare lo scenario e i possibili rimedi è stato il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli, che ha invocato ancora una volta, dopo averla chiesta più volte, “un’azione di sistema, con tutti gli attori, per mettere in campo le misure necessarie a invertire la rotta nel medio-lungo periodo, lavorando in sinergia per garantire il corretto equilibrio nell’uso della risorsa. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi e non esiste una sola soluzione: serve investire sull’ottimizzazione e la manutenzione delle infrastrutture e delle reti di irrigazione, snellire la burocrazia per i pozzi, crescere la fascia di regolazione dei laghi e delle aste fluviali, monitorare costantemente le riserve e molto altro. Il 2022 è stato un anno catastrofico: ora, a bocce ferme, è il momento di ragionare in modo serio su un piano strutturale, per evitare di trovarsi di nuovo in difficoltà.

Il piano strategico strutturale individuato da Confagricoltura dovrebbe essere corale, ovvero ideato e attuato dall’intero territorio, dalle associazioni, dalle istituzioni e dalla politica, prevedendo a esempio la realizzazione di sistemi di irrigazione più efficienti e di misure che consentano una minore dispersione dell’acqua, considerando che nel Bresciano il sistema maggiormente utilizzato è a scorrimento. Oltre ai fondi del Pnrr, fondamentali sono gli “Incentivi per investimenti finalizzati alla ristrutturazione o riconversione dei sistemi di irrigazione” del Psr, volti a favorire la riconversione del sistema irriguo da scorrimento ad aspersione e micro irrigazione e gli investimenti in mezzi di irrigazione evoluti, come i pivot, nelle aziende agricole.

“L’agricoltura ha ridotto di quasi il 30 per cento il consumo di acqua, impegnandosi ad adottare modelli sostenibili di gestione, come l’irrigazione di precisione – aggiunge il presidente Garbelli -. Ma solo questo non basta, serve mettere mano con urgenza all’intera rete idrica nazionale, che dopo trent’anni di abbandono è in pessime condizioni. In Italia solo l’11 per cento dell’acqua piovana viene trattenuta: è necessario rinnovare i sistemi irrigui, sanare la rete dell’acqua potabile, che perde il 42 per cento tra immessa ed erogata, ripristinare e rinnovare una rete infrastrutturale vecchia, con un tasso di dispersione elevato, costruire nuovi invasi e migliorare l’utilizzo delle acque reflue, una delle sfide più importanti dell’economia circolare. Oltre a un nuovo piano di investimenti nel settore idrico”.

 


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