Le sfide della zootecnia moderna al centro del convegno di Rovato

La zootecnia e le sfide che sta oggi affrontando sono state al centro del convegno, organizzato da Confagricoltura Brescia nell’ambito della 113esima edizione di Lombardia Carne a Rovato. La scelta è stata di concentrarsi su temi come l’antimicrobico resistenza, gli ecoschemi Pac e la lettura dati del nuovo cruscotto Classyfarm, tutti ambiti con i quali anche gli allevatori bresciani si stanno confrontando da un po’ di tempo a questa parte. Con una chicca: una comparazione con quanto sta avvenendo a migliaia di chilometri di distanza, in Argentina, grazie alla presenza del professor Andrès Baldo dell’università nazionale di La Plata, conosciuto dai vertici di Confagricoltura Brescia alcune settimane fa nel corso di un viaggio nella terra sudamericana. Tre gli interventi tecnici che hanno contraddistinto l’incontro: quello di Daniele Mezzogori di Confagricoltura nazionale, che si è concentrato sugli ecoschemi della Pac, quello di Giovanni Albrici, veterinario della dg Welfare di Regione Lombardia, che ha parlato di antimicrobico resistenza, e del veterinario Fabio Foresti, che invece si è concentrato su Classyfarm.

Ad aprire i lavori, davanti a una platea formata da oltre un centinaio di imprenditori agricoli bresciani, è stato il vicepresidente di Confagricoltura Brescia Oscar Scalmana che ha subito puntato il dito contro chi, non senza faziosità, mette sotto accusa gli agricoltori del settore zootecnico, perché “sono quelli che inquinano, trattano male gli animali e fanno del male, mentre nella realtà noi curiamo il territorio di cui siamo da sempre i detentori e i custodi e produciamo un prodotto sano, di qualità e sostenibile”.

Un dato sottolineato anche negli interventi che si sono succeduti. In particolare, Giovanni Albrici ha invitato tutti a collaborare: “Una gestione ottimale della sanità animale piò essere ottenuta solo in cooperazione con i detentori di animali, con gli operatori, i veterinari sia pubblici sia privati, i partner commerciali, insomma, con tutte le parti interessate. Il farmaco in allevamento deve essere usato in modo razionale, perché il benessere è alla base della diminuzione dell’uso del farmaco. Per questo occorre lavorare tutti insieme”. Il collega Fabio Foresti ha illustrato i quattro pilastri per ridurre gli antimicrobici: la base di partenza è una buona sanità degli animali, quindi una altrettanto buona salubrità degli ambienti, ottenuta soprattutto con la biosicurezza sia esterna sia interna, e a seguire la gestione degli animali e il controllo delle patologie, senza dimenticare un quinto ambito, ovvero la formazione per tutte le categorie.

Le conclusioni, con un balzo di migliaia di chilometri, sono state di Andres Baldo. In Argentina ci sono 54 milioni di capi allevati ogni anno, con allevamento all’aperto, al pascolo, che è meno complesso. Anche il docente ha ricordato l’importanza di “lavorare insieme: alla fine, la strada per avere un risultato è giocare di squadra. E poi migliorare sempre”.

 

Brescia, 15 marzo 2024


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