Accordo sul latte, Martinoni: “È il massimo ottenibile in questa fase, ma senza entusiasmi, è un’intesa accettabile e responsabile”

Sul tema dell’accordo raggiunto al ministero sul prezzo del latte nel periodo da luglio a dicembre, interviene Francesco Martinoni, presidente nazionale della sezione Latte di Confagricoltura e presidente onorario di Confagricoltura Brescia.

“L’accordo raggiunto al ministero rappresenta, nelle condizioni attuali, il miglior equilibrio possibile. Non è un risultato da celebrare con entusiasmo, ma è certamente un’intesa accettabile e responsabile, frutto di una trattativa lunga e complessa. Il prezzo medio del secondo semestre, pari a 49 centesimi al litro, se sommato ai 50 centesimi medi del primo semestre, porta la media annua 2026 attorno ai 49,5 centesimi. È un valore che dovrebbe consentire alle nostre aziende di coprire i costi di produzione, pur in un contesto di mercato ancora molto delicato, caratterizzato da una sovra offerta di latte rispetto alla domanda.

Resta aperto il tema più complesso: il secondo prezzo, cioè la remunerazione del latte prodotto in eccedenza rispetto ai quantitativi del 2025. Su questo punto ogni azienda dovrà confrontarsi direttamente con il proprio acquirente, secondo regole che saranno definite caso per caso. È evidente però che, in una fase di sovrapproduzione, il potere contrattuale resta soprattutto nelle mani dell’industria. In Italia c’è troppo latte e questo continua a pesare sugli equilibri della filiera.

L’annata positiva vissuta recentemente dal latte alla stalla ha spinto molte imprese zootecniche a investire nel benessere animale, nella sostenibilità, nell’efficienza aziendale, ma anche nell’aumento delle produzioni. Il sistema del doppio prezzo deve quindi diventare uno stimolo, per ogni allevatore, a fare bene i conti in casa propria, valutando con attenzione quanto convenga produrre latte aggiuntivo, se questo viene pagato a un valore inferiore.

Io avrei tuttavia preferito un accordo trimestrale, rispetto al semestrale raggiunto, perché l’ultimo periodo dell’anno resta oggi un grande punto di domanda. Fissare ora un prezzo fino a dicembre è una scommessa per entrambe le parti. Sottolineo l’importanza di avere comunque un prezzo di riferimento nazionale: una base condivisa consente alle parti di trattare con maggiore chiarezza.

Il risultato, nel complesso, credo meriti un sei più. È il massimo ottenibile in questa fase da parte nostra e delle rappresentanze sindacali nel confronto con Assolatte, in un mercato appesantito non solo dalla sovrabbondanza di latte italiano, ma anche dalla pressione del latte proveniente dalla Germania e di semilavorati che arrivano a prezzi concorrenziali rispetto ai nostri”.

 

Brescia, 25 giugno 2026


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