La produzione di latte continua a crescere, ma il mercato non riesce ad assorbire gli stessi volumi, mettendo sotto pressione le quotazioni e la redditività degli allevamenti. In questo scenario complesso, le produzioni Dop, e in particolare il modello Grana Padano, si confermano un elemento di stabilità, capace di valorizzare la materia prima e sostenere la filiera. È il messaggio emerso questa mattina, venerdì 23 ottobre, dal convegno “Latte, Dop e mercato: il modello Grana Padano e altre produzioni casearie”, organizzato da Confagricoltura Brescia alla Fazi di Montichiari. Un confronto tra allevatori, industria casearia, istituzioni e mondo finanziario sulle difficoltà del settore e le opportunità offerte dalla trasformazione e dall’export.
A evidenziare le preoccupazioni dei produttori è stato Francesco Martinoni, presidente onorario di Confagricoltura Brescia e della sezione Latte nazionale, che ha portato l’esperienza diretta di allevatore: “Stiamo vivendo un momento di grande preoccupazione. La produzione di latte italiana ed europea è aumentata sensibilmente, ma il mercato non è cresciuto allo stesso ritmo. La sovrapproduzione penalizza soprattutto gli allevatori fuori dai circuiti delle grandi Dop. Gli accordi nazionali sui prezzi non sono stati rispettati da una parte dell’industria e il sistema del doppio prezzo penalizza i produttori, che devono affrontare anche disdette dei contratti di conferimento”. Da qui l’appello a riaprire il confronto: “Serve tornare al tavolo e trovare accordi rispettati. Gli allevatori garantiscono qualità e investimenti, ma hanno bisogno di prezzi sostenibili. Il Grana Padano è e resta una grande opportunità”. Il ruolo del Grana Padano è stato approfondito da Stefano Berni, direttore del Consorzio di tutela, che ha evidenziato la capacità della Dop di garantire una delle destinazioni più remunerative al latte. Dopo il forte incremento produttivo degli ultimi due anni, il Consorzio è intervenuto per riequilibrare il mercato: “Nel 2026 abbiamo contenuto la crescita produttiva allo 0,5 per cento, mentre la produzione nazionale di latte continua ad aumentare. Per il 2027 prevediamo una nuova espansione, tra il 3 e il 6 per cento, che consentirà di assorbire altro latte. Le potenzialità sono grandi, soprattutto grazie all’export, ma la crescita va programmata per salvaguardare il valore del prodotto”.
Sulle opportunità internazionali è intervenuto Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, richiamando la capacità dell’industria casearia italiana di innovare e conquistare mercati: “Abbiamo materie prime di qualità, imprese innovative e un settore che ha portato l’export di formaggi a circa sei miliardi di euro. Le produzioni italiane hanno ancora grandi margini di crescita, soprattutto fuori dall’Europa, che oggi rappresenta solo il 20 per cento delle esportazioni. Dobbiamo continuare a investire, aprire nuovi mercati e comunicare il valore dei nostri prodotti”. A concludere il confronto Oscar Scalmana, presidente di Confagricoltura Brescia, che ha ribadito la necessità di tutelare la redditività degli allevatori: “Il Grana Padano è una grande ricchezza del territorio e un modello virtuoso di filiera. Il suo successo dimostra quanto sia importante programmare la produzione e garantire rapporti equilibrati tra allevatori e industria. Le nostre aziende hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità e devono ottenere una giusta remunerazione. Le Dop rappresentano una risposta forte, ma il valore va distribuito equamente lungo tutta la filiera”.
Al convegno sono intervenuti anche Gabriele Canali, docente di Economia agraria all’Università Cattolica, che ha delineato il quadro economico del comparto e il ruolo delle Dop, Marco Lupo, capodipartimento del ministero dell’Agricoltura, Stefano Pezzini, presidente di Confcooperative Agroalimentare Lombardia, Luca Caldera e Andrea Ronchi di UniCredit.