Martinoni: “Crediamo nell’avicoltura, il settore che davvero sfamerà il mondo nel prossimo futuro”

CONVEGNO DI CONFAGRICOLTURA A LENO

Martinoni: “Crediamo nell’avicoltura, il settore che davvero sfamerà il mondo nel prossimo futuro”

Nell’ufficio zona di Leno, Confagricoltura Brescia ha voluto organizzare un incontro per fare il punto sul settore avicolo lombardo grazie ad un’analisi approfondita da parte di Gabriele Canali, docente all’Università Cattolica di Cremona e Piacenza, e ad una panoramica tecnica sul tema del benessere animale con l’esperienza maturata sul campo da Silvestro Abrami, direttore del dipartimento Veterinario e Sicurezza degli animali di origine animale. Presenti all’appuntamento anche il presidente provinciale di Confagricoltura, Francesco Martinoni, ed il presidente regionale Matteo Lasagna.

Il 2016 è stato un anno in flessione per il settore avicolo, con i polli che hanno bilanciato il ridimensionamento dei prezzi attraverso l’incremento produttivo, mentre le uova hanno confermato un trend che si va consolidando di anno in anno legato anche alla frenata dei consumi di uova nel mercato interno.

“Siamo consapevoli che questo settore dovrà sempre più sfamare il mondo e voi allevatori dovete tener duro perché ce la faremo nonostante tutte le difficoltà e le fluttuazioni di mercato”: ha esordito così in apertura dell’incontro il numero uno di Confagricoltura Brescia, Francesco Martinoni.

Proprio sull’importanza della filiera si è aperto il confronto tra i relatori e gli avicoltori presenti. L’Italia è il sesto paese per importanza in Europa sul fronte avicolo, rappresenta il 10% della macellazione tra i paesi dell’Unione, ma la vera sorpresa si riferisce alla produzione lorda vendibile del settore registrata nel 2015 con il superamento del settore suinicolo.

E come mai questo settore, nonostante la previsione della sua centralità nel panorama mondiale agricolo, non è mai stato aiutato dalla Politica agricola comune?

A spiegarlo è il professor Canali: “Questo comparto è per tradizione fuori dalla Pac anche per il particolare rapporto che gli allevatori agricoli hanno con i macellatori, ma ora arrivano richieste da più parti per  mappare l’evoluzione di mercato del settore: i numeri infatti stanno sempre più aumentando su scala globale”. È necessario quindi rivalutare l’importanza della filiera e lo dimostra anche la dinamica dei prezzi: “Il trend negli ultimi anni è sempre stato in crescita – ha aggiunto Gabriele Canali – e la Lombardia  con 720 milioni di produzione rappresenta il 17% del totale nazionale”.

Inoltre, ha sottolineato sempre il professore nella sua relazione, “l’avicoltura lombarda gode di una buona efficienza che è dovuta ad una forte integrazione verticale, prevede un sistema veterinario eccellente, c’è una segmentazione del mercato ottenuta attraverso l’introduzione d prodotti di ampia gamma e ad elevato contenuto di servizi e c’è grande competitività di prezzo rispetto ad altre tipologie di carne che rendono il consumo appetibile in periodi di difficoltà”. Le stime sul futuro del settore sono quindi positive, aviaria permettendo, in quanto il consumo di carne bianca cresce per i prezzi più abbordabili.

L’incontro è poi proseguito con un’analisi tecnica da parte del dottor Abrami sulle novità legislative del benessere animale e sull’uso degli antiobiotici.

“Vogliamo continuare a mettere in campo tutti gli strumenti a favore del settore avicolo lombardo perché rappresentiamo numeri importanti – ha affermato in conclusione Lasagna -: siamo qui stasera per conoscere le opportunità e le sfide del futuro, Confagricoltura sarà sempre con voi”.

Sul fronte dei numeri del comparto, a Brescia il 2016 è stato caratterizzato da un incremento della produzione di broiler (+5%) e una stabilità per tacchini e ovaiole.

Il mercato avicolo si è mantenuto con un andamento in crescita fino ad agosto, anche se al disotto dei prezzi mensili riscontrati nel 2015, per poi subire un crollo delle quotazioni nell’ultimo quadrimestre, a causa dell’eccessiva offerta di prodotto a livello UE. Prezzi in discesa per polli e tacchini che subiscono rispettivamente una riduzione rispetto al 2015 del 9% e 10%, ulteriore drastico ribasso del prezzo delle uova che perdono mediamente il 15%.

Per le uova prosegue ormai da tempo il trend negativo, dovuto alle ingenti importazioni di preparati industriali di provenienza extra UE a prezzi bassi e di dubbio rispetto delle norme igienico sanitarie e di benessere, fattori che invece fanno innalzare i costi della produzione nazionale.

Le previsioni per il futuro dell’avicoltura sono positive ma legate all’esigenza di far fronte al problema del- l’influenza aviaria, che nel 2016 è comparsa in tre allevamenti di ovaiole nel vicino Veneto.


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