Agire subito: dalla Fiera agricola zootecnica di Montichiari l’appello di Confagricoltura Brescia alle istituzioni perché si schierino a difesa del reddito delle imprese

Il presidente Garbelli: “Per superare la crisi in corso, dettata soprattutto dal poderoso aumento dei costi delle materie prime, servono aggregazione, filiera, innovazione e forte impegno sui principali temi che assillano le aziende, a partire dal latte e dai suini”
È iniziata la tre giorni della Fiera agricola zootecnica italiana di Montichiari, dove Confagricoltura Brescia è protagonista non solo con uno stand, ma anche con la voce dei propri dirigenti e soci. Nella mattinata di venerdì 5 novembre ha proposto un convegno per trattare di uno dei temi al centro dell’attenzione negli ultimi mesi, dal titolo “Zootecnia: le prospettive dei settori latte e suini”.
Le imprese agricole sono strozzate dall’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime e dalla stasi dei prezzi in campo e alla stalla. Il primo a risentirne, già a fine estate, è stato il comparto zootecnico, a partire dal latte e dai suini, ma oggi tutto il settore primario è in difficoltà, compresi l’avicoltura e l’ortofrutta, per il considerevole aumento dei prezzi di trasporto e degli imballaggi. Un segnale d’allarme che Confagricoltura Brescia ha lanciato già da tempo, perché rischia di stoppare, più in generale, la crescita del sistema economico, considerando inoltre l’aumento sostenuto dell’energia. Anche per questo l’associazione di categoria bresciana ha posto il tema al centro del suo convegno odierno della Fazi, la Fiera agricola zootecnica italiana di Montichiari. Il messaggio nodale è chiaro e univoco ed è stato lanciato a tutti i livelli: ora è necessario agire subito, con politiche a salvaguardia della redditività delle imprese agricole. Lo hanno ribadito tutti i relatori, a partire dal presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli, che ha tratto le conclusioni della mattinata. “Da tempo, e oggi con maggiore forza – ha esordito Garbelli – la nostra associazione ribadisce che è necessario recuperare adeguati livelli di autoapprovvigionamento dei prodotti destinati all’alimentazione animale, drammaticamente scesi in questi anni, dando più forza all’approccio di filiera. Per questo andrebbe conferita piena applicazione alle conquiste della genetica e al consolidamento delle aggregazioni di prodotto, in modo da sviluppare sempre più l’agricoltura professionale e l’innovazione 4.0”.
Un focus specifico è stato condotto sui due principali comparti agricoli del bresciano, il lattiero-caseario e il suinicolo, insieme rispettivamente al presidente del consorzio Grana Padano Renato Zaghini e al presidente della Federazione nazionale di prodotto Suini di Confagricoltura Rudy Milani, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi.
Rispetto al prezzo del latte, già a settembre Confagricoltura Brescia ha chiesto un riequilibrio del valore, rivolgendosi al ministero delle Politiche agricole affinché promuova presto un accordo per l’adeguamento del prezzo agli allevatori (l’attuale é sotto i costi di produzione), sottolineando poi la necessità di consolidare le aggregazioni di prodotto e un approccio di filiera che coinvolga anche i settori vegetali e delle produzioni di alimenti zootecnici. Il modello di zootecnia proposto da Confagricoltura si basa su un’agricoltura professionale legata alla filiera e alla cooperazione, con una forte attenzione alle produzioni di qualità e alle Dop, e su allevamenti fondati sul concetto di intensificazione sostenibile (maggiori risultati quali-quantitativi con meno input produttivi grazie all’uso di tecniche innovative ed efficienti).
Tanti i temi aperti anche sul fronte suinicolo: oltre al rincaro dei fattori produttivi, pesa moltissimo la discussione in corso sull’applicazione dei disciplinari delle principali Dop e sulla normativa della selezione genetica. Grazie alle pressioni di Confagricoltura è in corso un’interlocuzione con il ministero e sono stati aperti appositi tavoli di lavoro tecnici con le case genetiche e gli allevatori, per trovare una soluzione adeguata e in tempi rapidi. Esattamente quanto richiesto, anche in questa occasione, da Confagricoltura Brescia: agire subito.
In chiusura del convegno il presidente Giovanni Garbelli ha ribadito con forza che “la Pac, delineata a fine giugno, vede un giudizio largamente negativo di Confagricoltura, perché è lontana dal nostro concetto di impresa e penalizzante proprio per le aziende più dinamiche, professionali e con alti investimenti tecnologici e di capitale, esattamente come sono le nostre. A poco più di cinquanta giorni dalla scadenza, a differenza degli altri Paesi europei, l’Italia non ha nemmeno una bozza del Piano strategico nazionale per l’applicazione delle scelte europee di politica comune. Per questo, nella giornata di sabato alla Fazi, cogliendo l’occasione della presenza del ministro Stefano Patuanelli, solleciteremo che vengano messi in campo tutti gli elementi per affrontare le questioni vitali per le nostre imprese agricole”. A questo proposito, poche settimane fa Confagricoltura Brescia, in un incontro con l’europarlamentare Dorfmann, ha presentato un documento con proposte concrete proprio in vista della scadenza di fine dicembre per l’invio alla Commissione europea del Piano strategico.

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