Assemblea cooperativa Produttori Latte Indenne

Tempo di bilancio anche per la cooperativa Latte Indenne, guidata dal presidente Francesco Martinoni: l’approvazione è avvenuta nell’assemblea dei soci di giovedì 19 maggio a palazzo Cigola-Martinoni, in comune di Cigole. I dati, anche per l’anno 2021, sono tutti in crescita, a riprova di come il modello cooperativistico bresciano di commercializzazione del latte sia solido e funzioni.

I 59 soci della Latte Indenne hanno conferito, nel 2021, 1.626.133 ettolitri di latte, con un incremento in termini percentuali del 3,32 per cento rispetto al 2020. Alle cooperative di trasformazione sono stati venduti 891.579 ettolitri, pari a circa il 55 per cento della produzione totale, mentre all’industria 734.553. Il prezzo medio liquidato ai soci è di 438,44 euro ogni mille litri di latte qualità compresa oltre Iva, con un considerevole più 9,5 per cento rispetto al 2020. Balzo in avanti anche per il valore della produzione, che nel 2021 ha sfiorato 72 milioni di euro, con un netto più 14,41 per cento rispetto all’anno precedente. Come avviene da tempo, il prezzo ottenuto dalle cooperative ha ottenuto una significativa maggior remunerazione rispetto a quanto percepito dall’industria di circa il 17 per cento.

I positivi parametri di bilancio hanno permesso di proseguire nella linea programmatica di aumentare le partecipazioni in alcuni caseifici cooperativi di produzione del Grana Padano. In particolare, è stata colta l’opportunità di acquisire, tramite il caseificio Torre Pallavicina, partecipato dalla Latte Indenne, la proprietà del caseificio Bonetta di Alfianello. Acquisizione resa possibile anche grazie all’aumento di capitale sociale che la Latte Indenne ha sottoscritto nel caseificio Torre Pallavicina. Si tratta di un impegno che, nel medio periodo, contribuirà a garantire una maggiore remunerazione del latte conferito al caseificio.

“I risultati della nostra cooperativa – afferma il presidente Martinoni – confermano ancora una volta l’efficacia del modello cooperativo. Il nostro latte è per circa il novanta per cento destinato alla produzione di Grana Padano: è questo che ci ha consentito di spuntare delle remunerazioni della materia prima superiori rispetto alle altre quotazioni. Tengo molto a specificare che anche nel 2021 tutte le nostre aziende sono state certificate per il benessere animale, ottenendo punteggi più che lusinghieri, a conferma dell’alto livello di specializzazione che caratterizza i nostri produttori”.

Com’è risaputo, dalla seconda metà del 2021 si è assistito a una crescita esponenziale dei costi dei fattori produttivi, come energia e materie prime, che hanno fra l’altro eroso la capacità di spesa delle famiglie. Aumento che continua nel 2022, anche per la guerra ucraina, mettendo in difficoltà tutta la catena agro-industriale. “Le stalle bresciane – aggiunge Martinoni – si sono viste incrementare i costi di alimentazione della mandria, soprattutto a causa dell’impennarsi delle quotazioni di mais e soia, e stanno subendo importanti rincari energetici. Il prezzo del latte è stato lento nel seguire l’aumento dei costi di produzione, causando gravi difficoltà alle nostre aziende. Fortunatamente nell’ultimo trimestre del 2021 e nel primo del 2022 il prezzo del Grana Padano ha dato segnali di ripresa”.


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