Gli olivicoltori bresciani, sempre più preoccupati per i cambiamenti climatici, lanciano un appello: “Attivate i lanci della vespa samurai, antagonista della cimice, ormai conclamata negli uliveti del Garda”. Un salvagente arriva dai moderni sistemi di conservazione dell’olio
Gli olivicoltori bresciani continuano a eccellere nel panorama lombardo: Rita Rocca, imprenditrice agricola di Salò, produttrice di olio extravergine Garda Dop, è stata confermata nella carica di presidente delle federazione regionale di prodotto Olio di Confagricoltura Lombardia. Per altri tre anni guiderà il gruppo che fa riferimento a Confagricoltura, con le tante sfide e i cambiamenti che attende il mercato dell’olio a livello nazionale e internazionale.
Con i suoi duemila ettari vitati, dislocati per la gran parte sul lago di Garda, per una produzione di 120 mila quintali di olive nel 2020 e una di olio di oltre 14 mila quintali, la provincia di Brescia si conferma prima in regione. “Ci rendiamo conto – dichiara Rocca – che andiamo incontro ad annate di grande alternanza, a causa soprattutto dei cambiamenti climatici, che non ci consentono più di fare proiezioni. Per questo siamo concentrati sulla ricerca e sulla parte tecnica. Oggi dobbiamo contenere al massimo alternanze stagionali così spiccate, anche perché serve una quantità di prodotto di qualità da portare sul mercato ogni anno, in particolare per le nostre due Dop, il Garda e il Laghi lombardi, che continuano a essere molto ricercate”.
Nella sede di Confagricoltura Brescia, nella mattinata odierna, si sono confrontati gli olivicoltori associati, che hanno lanciato un appello affinché i lanci della vespa samurai, antagonista della cimice, divengano sistematici e massicci sul territorio bresciano, per contrastare il diffondersi di un insetto la cui presenza è ormai conclamata negli uliveti del Garda.
La stagione olivicola 2021 non è entusiasmante: dopo un 2019 da dimenticare, con la produzione azzerata, e un 2020 strepitoso in termini di qualità e quantità, quest’anno nel Bresciano, come in tutto il nord Italia, le prospettive di produzione sono piuttosto negative. A determinarle un duplice fattore: la forte produzione dello scorso anno e le avversità climatiche dell’estate, con temperature a giugno molto alte, che hanno provocato problemi in fioritura, e numerose grandinate e pioggia a luglio, che hanno originato una notevole cascola. Tutto questo, associato alla cimice, determina la scarsa produzione del 2021. “Facendo una proiezione, parliamo di perdite tra il 70 e l’80 per cento – afferma Marco Penitenti, vicepresidente della sezione olivicola di Confagricoltura Brescia -; ci sono areali che si salvano, ma si tratta di micro aree o di aziende che hanno oliveti sparsi lungo tutta l’asta del lago, da Desenzano a Gargnano. Le aziende più organizzate, nel 2020, hanno prodotto per due anni, raccogliendo quanto più possibile per bypassare un 2021 che ci immaginavamo scarico, ma non così. Negli anni di boom di produzione diventa oggi fondamentale portare tutto in azienda, visto che i sistemi di conservazione e stoccaggio sfatano il mito che l’olio sia da consumare entro l’anno. I moderni sistemi di conservazione sono oggi tali che oli dell’anno prima sono ancora da concorso e mantengono inalterate le caratteristiche chimico, fisiche e nutrizionali e la qualità”.