Intervista al Presidente Francesco Martinoni

Abbiamo intervistato il presidente di Confagricoltura Brescia, Francesco Martinoni, nel mezzo della campagna agricola e, tra alti e bassi, emerge in maniera trasversale l’approccio positivo e combattivo che ha caratterizzato il suo primo mandato al vertice dell’organizzazione.

Presidente, qual è la conquista di cui va più fiero?

Sicuramente la risoluzione, anche se con molti ritardi, della questione “Corda molle”: Confagricoltura Brescia si è battuta a lungo, ma finalmente i nostri agricoltori avranno giustizia. Ora ci auguriamo che gli indennizzi siano equi e calcolati secondo nuovi e aggiornati sistemi di riconoscimento del valore della ghiaia asportata. Siamo invece molto insoddisfatti sulla sponda Brebemi.

Ci spieghi meglio…

Purtroppo c’è poco da spiegare, se non la promessa, ormai disattesa del presidente di Brebemi, Francesco Bettoni, di rimborsare gli agricoltori espropriati entro giugno. Siamo alla fine di questo mese e tutto tace, ma non ci fermeremo qui.

Non siete rimasti immobili neppure davanti alle ultime mosse politiche e alle dichiarazioni del presidente di Coldiretti Brescia, Ettore Prandini, a proposito dell’assetto societario della Centrale del Latte.

L’intervento di Prandini apparso su un quotidiano locale ha richiesto infatti alcune precisazioni. Prandini dice ai bresciani di “stare sereni”, ma dobbiamo ricordare che, con Coldiretti in azione, c’è poco da stare sereni. Abbiamo visto a  Brescia con il Consorzio Agrario un esempio della lungimiranza, della rettitudine e della capacità gestionale dell’organizzazione di Prandini. Potremmo inoltre ricordare molti altri esempi, in differenti territori italiani. Certamente Confagricoltura Brescia non ha nulla contro Granarolo, grande realtà cooperativa con più di mille soci allevatori che,  peraltro, vede ben tre vicepresidenti legati alla nostra organizzazione. Il problema è un altro: per la Centrale del Latte di Brescia si era cercato di sperimentare un nuovo modello che vedesse nella compagine sociale i produttori di latte del territorio, in particolare attraverso le cooperative conferenti, e gli imprenditori industriali bresciani e lombardi. L’idea era e rimane quella di legare la realtà della Centrale di Brescia ad operatori dell’economia locale. Prandini, consapevole di questa iniziativa, promossa peraltro dal Comune, ha fatto altro, e senza dir nulla a nessuno.

Rimanendo nel settore del lattiero-caseario, Confagricoltura Brescia è di ritorno dal Parlamento europeo …

Si, la delegazione nazionale di imprenditori agricoli del settore latte, associati a Confagricoltura, si è confrontata lunedì e martedì scorso a Bruxelles con rappresentanti della Commissione e del Parlamento europeo, per fare il punto sul comparto e sui progetti normativi delle istituzioni comunitarie. Gli imprenditori erano guidati da Luigi Barbieri, vicepresidente dell’Unione agricoltori di Brescia e presidente della Federazione di Prodotto Latte di Confagricoltura. La nostra politica rimane quella di essere presenti dove vengono prese le decisioni che a cascata ricadono su tutti i comparti del settore primario. Ancora un volta e anche in sede europea, è stata ribadita la necessità di perseguire la strada dell’aggregazione. Solo così gli allevatori saranno più forti e davvero potrà essere valorizzato il primo anello della catena.

Il settore primario sta dando segnali altalenanti. Come vede la situazione dell’agricoltura bresciana?

Se ci riferiamo alla zootecnia, come spiegavo, l’unica vera via per superare la grave situazione di difficoltà è quella dell’unione di aziende, per sopperire alle mancanze legislative e per affacciarsi più forti ai mercati esteri, nella speranza che le istituzioni europee capiscano sempre più i reali bisogni degli allevatori. Nel settore vitivinicolo la Franciacorta con il Lugana sono i veri pionieri dell’export bresciano e sicuramente l’occasione irripetibile dell’Esposizione Universale deve essere un volano per le nostre eccellenze. L’avicoltura si è ripresa, mentre resta critica la situazione dei bovini da carne e perciò restiamo in prima linea affinché i nostri allevatori vedano riconosciuto il giusto prezzo del proprio lavoro.


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