Il presidente Garbelli: “Cruciale poter contare su un’attenta pianificazione e su risorse economiche per gli investimenti, anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici”.
Permangono le criticità storiche sui fiumi Chiese, Mella e Oglio
Permangono le criticità storiche sui fiumi Chiese, Mella e Oglio
I fiumi e i laghi bresciani presentano caratteristiche quasi “estive”: i primi hanno portate fiaccate, i secondi livelli marcatamente abbassati. L’assenza di piogge e neve da almeno un paio di mesi inizia a farsi sentire forte e le canoniche riserve idriche, negli invasi e nel manto nevoso in quota, che dovrebbero accumularsi in inverno per poi essere impiegate durante l’estate, sono ai livelli di guardia. La siccità, già a inizio febbraio, è uno spettro concreto e per questo l’agricoltura bresciana è in allarme, in vista della ripresa della stagione agraria nel giro di qualche settimana. La preoccupazione è latente e il futuro della stagione irrigua sembra in crisi ben prima d’iniziare. “Prima di trovarci nel pieno dell’emergenza – anticipa il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli – è urgente un confronto a Brescia, prima provincia agricola in Italia, sulle peculiarità e sulle criticità del nostro territorio. Per questo chiediamo un tavolo urgente da convocare al Pirellino a Brescia con la Regione, i consorzi di bonifica e gli enti regolatori dei laghi, per preparare un piano bresciano di azione, qualora le condizioni non dovessero cambiare nel giro di breve”.
Le tre criticità maggiori del Bresciano riguardano i fiumi Chiese, Mella e Oglio. Per il primo restano le difficoltà a causa dei lavori attesi da oltre dieci anni e non ancora iniziati sul lago d’Idro, che impediscono di accumulare nel bacino lacuale i volumi storici di concessione. A questo si aggiunge il tema del deflusso ecologico: il Mella, un corso d’acqua non regolato, dovrà fare i conti a breve, secondo le prime anticipazioni della Regione Lombardia, con il raddoppio dell’attuale deflusso minimo vitale, con conseguente forte riduzione delle portate per l’irrigazione. Infine l’Oglio: la sperimentazione, durata anni, sull’applicazione del deflusso minimo vitale, realizzata dal consorzio dell’Oglio con l’università di Parma e costata un milione, è stata bocciata dalla Regione e ora è sub iudice al Tribunale superiore delle acque a Roma.
“Sulla gestione di una risorsa così importante è necessario mantenere alta l’attenzione – sottolinea il presidente Gabelli -, anche in vista della definizione di aspetti cruciali come l’applicazione del deflusso ecologico e del rinnovo delle concessioni, così come va risolta la situazione del lago d’idro, che attende da molti anni una soluzione stabile. Risulta perciò cruciale poter contare su un’attenta pianificazione e su risorse economiche per gli investimenti, anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici”. Raccogliendo le preoccupazioni, l’autorità di bacino del Po dovrebbe convocare una riunione online la prossima settimana per iniziare ad affrontare la situazione.