UNO STUDIO DELLA SCUOLA SANT’ANNA E DELL’UNIVERSITÀ DI PISA
Mais Ogm, nessuna evidenza di rischi per la salute
Martinoni: “Ci battiamo per ricerca e innovazione”
Raccolti e analizzati dati relativi a 21 anni di coltivazioni in tutto il mondo. La soddisfazione di Confagricoltura: “Confermato quello che ripetiamo da anni, inascoltati e attaccati”
Non c’è nessuna evidenza di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico, ossia geneticamente modificato con geni di altre specie. Lo indica il primo studio che ha raccolto dati relativi a 21 anni di coltivazioni in tutto il mondo.
Pubblicato sulla rivista Scientific Reports e coordinato dall’Italia, con l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa, lo studio è il primo ad analizzare le ricerche condotte in pieno campo tra il 1996, anno di inizio della coltivazione del mais transgenico, e il 2016. I dati provengono da Stati Uniti, Europa, Sud America, Asia, Africa, Australia.
“Come valutare una notizia del genere? Senz’altro con orgoglio, aspettativa e voglia di competizione”, ha commentato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Orgoglio, per i nostri ricercatori, che nonostante tutto sono tra i migliori al mondo, ma del tutto bloccati, nella sperimentazione, nel nostro Paese – ha spiegato Giansanti -. Abbiamo sempre sostenuto che, sugli Ogm, serve un approccio laico e aperto e comunque la scienza deve essere lasciata libera di studiare e sperimentare: l’assenza di ricerca diminuisce la capacità di innovazione delle imprese e ne deprime i risultati produttivi ed economici”.
Grande soddisfazione anche da parte di Confagricoltura Brescia. “Questo studio – spiega il presidente Francesco Martinoni – conferma quello che siamo dicendo da anni, mentre venivamo accusati di essere contro l’ambiente e addirittura di promuovere prodotti nocivi per la salute umana. Confortati da queste ricerche – continua il presidente – continueremo a batterci per un’agricoltura che veda riconosciuto il suo ruolo trainante nella nostra economia e che solo con l’innovazione potrà essere competitiva a livello globale”.